Cos’hanno in comune fard, ciprie, terre abbronzanti e ombretti ? Molti risponderebbero che sono i trucchi più presenti nei beauty case delle donne di tutte le età. In effetti  è così ma un’altra caratteristica che accomuna questi prodotti è una presenza sgradita tra gli ingredienti. Parliamo del talco, un minerale naturale composto principalmente da magnesio, silicio e ossigeno che per la sua morbidezza e capacità di assorbire l’umidità lo rende da sempre un ingrediente perfetto per molti cosmetici. Eppure da tempo sono note le sue possibili conseguenze sulla salute.

Periodicamente le autorità di controllo mettono in guardia su contaminanti nocivi tra cui l’amianto e nell’ultimo anno le preoccupazioni si sono allargate anche al talco in quanto tale. La Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’ OMS, ha aggravato le proprie valutazioni sulla sicurezza del minerale spostandolo dalla categoria 2B alla 2A, il secondo più alto livello di certezza che una sostanza possa causare il cancro. Alla stregua del noto e temuto glifosato.

La nuova classificazione è il risultato del lavoro svolto da un gruppo di 29 scienziati, alcuni dei quali italiani, che ha valutato la letteratura scientifica disponibile sugli effetti del talco privo di amianto e ha concluso che esistono prove, limitate negli esseri umani, ma sufficienti negli animali da laboratorio al sostegno del fatto che possa causare tumori e in particolare alle ovaie e ai polmoni.

Negli animali l’esposizione alla sostanza ha causato un aumento del cancro alle ghiandole surrenali e dei polmoni. A settembre del 2024 il comitato per la valutazione del rischio dell’Agenzia chimica europea ha raccomandato di inserirlo nella categoria 1B in quanto presunto cancerogeno per l’uomo e tra le sostanze che possono provocare danni ai polmoni in caso di esposizione prolungata o ripetuta per inalazione.

La riclassificazione del talco come prodotto probabilmente cancerogeno getta una nuova ombra sulla pericolosità che non è più legata esclusivamente a una eventuale contaminazione con amianto e se confermata non permetterebbe più l’uso del talco nei cosmetici facendo scattare in Europa un divieto già dal 2027.

Se gli enti regolatori comunitari si stanno muovendo, anche se a rilento, verso una graduale eliminazione, dall’altro lato dell’oceano non sono mancate le cause contro le aziende, intentate da chi si è ammalato. Come quella contro Johnson & Johnson che a giugno 2024 ha accettato di pagare 700 milioni di dollari per chiudere con le accuse di aver ingannato i clienti sulla sicurezza dei suoi prodotti in polvere a base di talco, con tracce di amianto che avrebbero causato cancro alle ovaie. 

Purtroppo in Europa non c’è una regolamentazione specifica sul controllo dell’amianto nel talco per i cosmetici, e le aziende non sono obbligato a effettuare test. Negli USA la Fda  ha proposto di rendere obbligatori i metodi standardizzati basati sulla microscopia a luce polarizzata o elettronica a trasmissione. Il vecchio continente sembra andare invece nella direzione opposta, con una recente proposta della commissione Ue di concedere alle aziende più tempo per fare chiarezza ed eventualmente intervenire.

Quello che appare meno comprensibile è che il mercato non prenda decisioni più rapide dei regolamenti comunitari.

A cura di Farmacie Comunali