Un’indagine lunga, complessa e capillare che porta alla luce una rete criminale strutturata, capace di colpire in più regioni e di pianificare i furti con precisione quasi militare. Nella giornata di martedì 13 gennaio i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di 38 soggetti gravemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata ai furti in abitazione, ricettazione e truffe aggravate, per un totale di 65 capi d’imputazione.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli Nord, sono partite da un furto in abitazione avvenuto a Casoria (NA) e si sono sviluppate tra giugno 2023 e ottobre 2024, mettendo a sistema oltre 100 denunce presentate alle forze dell’ordine in diverse province. Gli investigatori hanno ricostruito circa 150 episodi criminosi, tra furti consumati e tentati, ricettazioni e truffe, per un bottino complessivo stimato in 105 mila euro, costituito da gioielli, preziosi e denaro contante.
I 38 indagati, appartenenti a sette gruppi criminali di matrice familiare, operavano in modo permeabile tra loro e colpivano abitazioni nelle province di Napoli, Caserta, Benevento, Salerno e Avellino, ma anche nel Lazio, tra Roma e Fiumicino. Le modalità erano sempre le stesse: sopralluoghi preliminari, studio delle abitudini delle vittime, vedette all’esterno, accessi con chiavi alterate o universali. Quando necessario, le casseforti venivano letteralmente sradicate con l’uso del flessibile. In alcuni casi i ladri agivano travestiti da rider di note società di consegna a domicilio.
Il sopralluogo a Fregene
Un episodio in particolare restituisce la dimensione del livello raggiunto dall’organizzazione. È l’8 gennaio 2024 quando una “batteria” napoletana si sposta a Roma per quello che non è un semplice viaggio, ma una vera e propria ricognizione studiata al minuto. Nel primo pomeriggio tre indagati partono da Napoli, arrivano nella Capitale intorno alle 18 e raggiungono l’area della Fiera di Roma, dove incontrano un soggetto campano trasferitosi da tempo nella Capitale, ritenuto dagli inquirenti figura di collegamento con il territorio laziale.
Il primo incontro avviene in via Monte Carnevale, presso l’abitazione del presunto basista, colui che segnala e orienta le scelte della banda. Poi la Fiat Panda riprende la marcia verso il litorale.
È a Fregene che il sopralluogo entra nel vivo. Alle 18.48 l’auto si ferma in viale Castellammare, angolo via Bagnoli. Due minuti dopo una nuova sosta, sempre in via Castellammare. Alle 18.53 un ulteriore rallentamento in via della Pineta di Fregene. Pochi minuti ogni volta, quanto basta per osservare, valutare, memorizzare.
Non si tratta di strade scelte a caso. In quella zona si concentrano ville di pregio e residenze di lusso, spesso immerse nel verde e dotate di sistemi di sicurezza avanzati. Dagli accertamenti successivi emerge che alcune di quelle abitazioni sarebbero riconducibili a famiglie di primo piano del cinema e dell’alta moda italiana, oltre a figure con incarichi istituzionali di massimo livello. Tra i nomi citati negli atti investigativi figurerebbero anche quello dell’attuale Governatore della Banca d’Italia e membri della famiglia Fendi.
Obiettivi troppo complessi
Le intercettazioni raccontano il resto. Il referente romano avrebbe svolto un ruolo di mero raccordo, mentre il basista rappresentava il perno informativo dell’operazione. Tuttavia, qualcosa non convince la batteria: gli indagati parlano di allarmi sofisticati, elevato rischio e difficoltà operative. La decisione è inevitabile: il colpo viene accantonato. Non una rinuncia definitiva, ma una pausa tattica, in attesa – dicono – di attrezzature più adeguate.
Poco dopo le 19 la Fiat Panda imbocca il Grande Raccordo Anulare e rientra a Napoli in tarda serata. Il blitz non avviene. Ma il sopralluogo sì.
Durante l’attività investigativa, 13 soggetti sono stati arrestati in flagranza di reato, 9 denunciati a piede libero e recuperati circa 30 mila euro di refurtiva.
Il provvedimento eseguito resta una misura cautelare in fase di indagini preliminari: per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

