24 settembre 2017

FuoriPista, lettera al Ministro

“Apprendiamo dalla stampa che nei prossimi mesi il Suo Ministero e, più complessivamente il Governo, sarà impegnato ad esaminare la documentazione relativa al Piano nazionale degli aeroporti al fine di verificare le condizioni per concedere l’aumento delle tariffe aeroportuali – si legge nella lettera –  Siamo dei cittadini residenti nel Comune di Fiumicino, riuniti nel Comitato FuoriPISTA , che da anni si oppone al raddoppio dell’Aeroporto Leonardo da Vinci, che con i suoi 1200 ettari di ampliamento previsto consumerà una porzione significativa di Agro romano, ricadente integralmente nella Riserva Statale del Litorale Romano. Premettiamo che non siamo contrari per partito preso a qualsiasi intervento che renda l’aeroporto più efficiente; siamo però convinti – sulla base dei nostri studi e come dimostrato da altri grandi aeroporti europei che soddisfano circa 70 milioni di passeggeri/annui con tre piste- che non sia necessario il raddoppio. Nell’esaminare l’insieme della documentazione prodotta dal Suo Ministero, da Enac e da AdR e dalla lettura delle Audizioni presso la Commissione IX della Camera dei Deputati, avvenute nel corso degli anni 2009 e 2010, abbiamo potuto rilevare alcune significative discrepanze e incongruenze.  In occasione della pubblicazione del “Contratto di programma ENAC-AdR 2012-2021”, propedeutico all’ottenimento dell’aumento delle tariffe aeroportuali, necessarie per realizzare sia l’ammodernamento che il raddoppio, il Comitato FuoriPISTA ha presentato proprie “Osservazioni”. La prima di queste rilevava che le opere e gli interventi in oggetto “erano già indicate nel piano del 1994 e non sono state completate nei tempi dovuti. A oggi, il Contratto attuale ne prevede il termine entro l’anno 2016: un ritardo che varia dai 12 ai 16 anni”. La stessa Enac, nella sua lettera di risposta ci ha confermato che effettivamente una parte di queste opere non erano state realizzate nei tempi previsti, perché nel frattempo era cambiata la politica aziendale di AdR che da aeroporto “Arrivi-partenze” lo trasformava in “dual hub”. È però da tenere presente che parte dei fondi ottenuti non sono stati impiegati per le opere indicate nei Piani industriali. Il Piano industriale – Consorzio Leonardo del 5 giugno 2000 è un documento che per il suo contenuto tecnico-finanziario ha permesso al Consorzio stesso di risultare vincitore all’atto della privatizzazione di AdR. Da questo documento risulta che erano già previsti investimenti per 1000 miliardi di lire per realizzare opere che a tutt’oggi o non sono state realizzate o sono ancora in fase di realizzazione (vedi Molo C). Di questa problematica ci risulta che a suo tempo si occupò anche la Corte dei Conti. Inoltre, l’aspetto più eclatante dei mancati interventi è dato da un ulteriore finanziamento ottenuto per la realizzazione delle medesime opere. A fronte di una Interrogazione presentata da un Senatore della Repubblica, nell’anno 2002, AdR nella persona di Pier Giorgio Romiti, ha comunicato che: “Nel luglio 2001 in attuazione a quanto già previsto nell’offerta di acquisto presentata all’IRI al momento della privatizzazione e in occasione della distribuzione di parte delle riserve agli azionisti, la Capo Gruppo AdR ha contratto un finanziamento complessivo a lungo termine pari a 1725 milioni di euro”: denaro che serviva appunto per realizzare le opere di ammodernamento del Leonardo da Vinci. Inoltre, rileviamo che nel Piano Nazionale degli Aeroporti del febbraio 2012 è scritto che l’aeroporto di Viterbo è un’opera fondamentale e la sua entrata in esercizio è prevista per il 2019, cambiando di fatto la configurazione del sistema aeroportuale del Lazio. Sulla base dei Regolamenti europei ci risulta che quando si cambia un sistema aeroportuale, i 27 Paesi dell’Unione Europea e la Commissione stessa devono essere informati. Inoltre la Commissione Europea deve rendere pubblica la decisione sulla Gazzetta Ufficiale. Riteniamo che qualsiasi attività in funzione della modifica del sistema aeroportuale laziale in violazione delle norme comunitarie, è da ritenersi nulla. Ci chiediamo quindi se questa procedura sia stata espletata e, in caso contrario, come sia possibile approvare un Contratto di Programma che prevede questa modifica senza l’approvazione in sede europea. In secondo luogo, tenuto conto che a pag. 59 del suddetto Piano Nazionale degli Aeroporti nella “Tabella Roma-Fiumicino; assi di intervento, al punto 1.1.” si fa riferimento alla realizzazione di una “nuova pista (la 4) via di rullaggio, raddoppio TWY Bravo”, data inizio 2013-2019, riteniamo che la stessa superi la lunghezza di 2 km e 100 metri, e che quindi – secondo la direttiva europea 2011/92/UE – l’opera nel contesto dell’insieme del progetto deve essere sottoposta al VAS. Noi cittadini, non disponendo di un luogo ufficiale dove esporre le nostre valutazioni su un argomento di primaria importanza per lo sviluppo del Paese ma che investe il nostro territorio e le persone che vi risiedono, Le chiediamo un incontro per approfondire le questioni sopra indicate. Grati per l’attenzione, restiamo in attesa di un Suo gentile riscontro”.

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