26 settembre 2017

Legambiente contro proroga Malagrotta

“E continua pure a permettere lo smaltimento di rifiuti urbani indifferenziati. Il tutto in barba alla procedura di infrazione già aperta dalla Commissione europea proprio su questo – sottolinea Parlati –  Basta con la farsa del commissariamento rifiuti, l’ordinanza per l’ennesima e nuova proroga della discarica di Malagrotta è la prova che il percorso seguito non porterà da nessuna parte. È incredibile e assurdo procedere in questo modo, continuare a prorogare la discarica, realizzare nuovi inutili impianti con poteri straordinari, piuttosto che far gestire in modo ordinario, e dalle istituzioni elette dai cittadini, obiettivi, tempi e investimenti per la differenziata porta a porta, la prevenzione”.  Legambiente Lazio è infuriata per la nuova proroga a Malagrotta che arriva mentre è aperta la procedura di infrazione 2011/4021, avviata dalla Direzione Generale Ambiente della Commissione europea e riguardante proprio la discarica di Malagrotta, per questi temi, in particolare affermando che “non si possa escludere che la Repubblica Italiana sia venuta meno agli obblighi imposti dall’art. 6 (…) della direttiva 1999/31/CE del Consiglio del 26 aprile 1999 (…), a norma del quale gli Stati membri provvedono affinché solo i rifiuti trattati siano collocati a discarica”.  Nell’ordinanza, anche il balletto di numeri sulle volumetrie residue a Malagrotta è abbastanza poco comprensibile: nel piano rifiuti in approvazione, si afferma testualmente che le volumetrie residue al 30/6/2010 risultavano essere di 1.750.000 metri cubi (autorizzati fino a tale data e poi da ulteriori atti), nelle successive ordinanze in nostro possesso si prende, invece, solamente atto della relazione del gestore circa le volumetrie senza riportare i numeri, e in quest’ultima ordinanza la volumetria residua, un anno e mezzo dopo, risulta essere ancora di 1.280.000 metri cubi, grazie ad una “modalità esecutiva straordinaria ne l’abbancare i rifiuti”. Eppure in un anno a Malagrotta si conferiscono circa 1.500.000 di tonnellate di rifiuti (erano 1.286.019 al 13/11 nel 2009). D’altronde il commissario aveva chiesto al soggetto attuatore, che è il direttore della Direzione Attività Produttive e Rifiuti della Regione Lazio, “di acquisire una relazione aggiornata, a cura di tecnici abilitati, sulla possibilità di conferire, attraverso l’utilizzazione di volumetrie residue della discarica di Malagrotta e sulla stabilità dei versanti”. Relazione tecnica redatta, poi, dal titolare della discarica di Malagrotta.  “Anche sulla capacità degli impianti di trattamento c’è qualcosa di strano – fa notare Legambiente Lazio –  nell’ordinanza si parla di un nuovo inutile impianto di trattamento meccanico biologico a Paliano (Fr) dicendo “vista la nota (…) con la quale gli amministratori delegati di AMA SpA e ACEA SpA hanno formalizzato la loro disponibilità alla realizzazione, prevedibilmente in dodici mesi, di un impianto di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti urbani TMB presso l’area industriale denominata Castellaccio nel Comune di Paliano (Fr), territorio inserito nel piano di gestione dei rifiuti della Regione Lazio nel sub ATO di Roma. A parte l’ineleganza di citare il piano rifiuti non ancora approvato dal Consiglio regionale, che non essendo commissariato ha la titolarità per cambiarlo in ogni momento, a quali numeri fa riferimento il commissario se proprio nel piano rifiuti la capacità impiantistica per il TMB risulta essere sufficiente? Forse ha già preso per buoni i numeri del cosiddetto ‘scenario di controllo’, che guarda caso valuta in altre 400mila tonnellate il fabbisogno di trattamento per il rifiuto indifferenziato nel sub ATO di Roma, e che dovrebbe subentrare solo se non si raggiungessero gli obiettivi del piano?”.  Assurdo, poi, per Legambiente Lazio il “gioco delle tre carte” sul commissariamento stesso: il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sezione quarta) il 27 dicembre ha accolto l’istanza dei privati ricorrenti (che il TAR aveva invece rigettato il 24 novembre scorso) di misure cautelari provvisorie, mettendo in sostanza in serio dubbio il commissariamento, e fissando per il 17 gennaio 2012 la discussione per la camera di consiglio; per superare l’ostacolo, il giorno dopo 28 dicembre, è stato confermato lo stato di emergenza fino alla stessa data del 17 gennaio con uno nuovo D.P.C.M., pubblicato il giorno ancora dopo 29 dicembre sulla Gazzetta ufficiale, permettendo così di disporre l’Ordinanza di proroga di Malagrotta, che porta anche questa la stessa data del 29 dicembre.  L’Ordinanza racchiude, poi, una serie di informazioni strane e contraddittorie: ad esempio, per la progettazione della discarica di Corcolle il commissario ha scelto una società privata, la Cidiemme Engineering Srl, mentre per la progettazione della discarica di Riano si avvale del Provveditorato Interregionale per le Opere pubbliche per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna.  “Stop al commissariamento, i risultati sono disastrosi, dall’ennesima nuova proroga per Malagrotta, alla progettata apertura di nuove discariche a Corcolle e Riano, poi chissà se a Fiumicino o dove altro, fino al raddoppio del TMB di Paliano che chissà se si porterà dietro l’ampliamento della discarica affianco -afferma Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio-. Poche settimane fa il commissario, presso la commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti, si chiedeva se fosse possibile conferire ancora ‘tal quale’ nella discarica di Malagrotta e ora la brutta risposta è arrivata. Nell’ordinanza ipotizza almeno sei mesi, e sottolineo almeno perché quel tempo è irragionevole, per progettare le discariche, bandire le gare, acquisire le autorizzazioni e poi realizzarle. A quando azioni immediate e concrete per riduzione, riuso e differenziata?”.

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