Come sempre accade, il tempo delle vacanze finisce troppo presto; dal finestrino dell’aereo vedo San Juan di Costa Rica scomparire tra le nuvole, ripenso ai momenti vissuti accennando una smorfia sul lato sinistro della bocca, all’attesa dell’incontro con Cristina, all’inizio della primavera e con essa all’apertura della stagione 1996 del nostro circolo Fregene Vela Surf.

Ad aspettarmi fuori dall’aeroporto c’è mio padre, il sor Pietro, sorridente come sempre, avvolto in un giubbotto di renna; dopo un abbraccio siamo in pochi minuti su via Coccia di Morto e ci avviamo verso Fregene nord al Villaggio dei Pescatori. Mi racconta che il mio fedele Lillo ne ha combinata un altra della sue: mentre erano a fare una passeggiata sulla spiaggia, vedendo un gabbiano posato tra i frangenti del mare mosso, ha nuotato per un centinaio di metri mentre Pietro lo chiamava con il suo fischio, ma lui niente, troppo preso nella foga del cacciatore. Poi per fortuna un’onda gli ha coperto la testa e ha capito che era il caso di tornare verso la battigia; così, rimproverato per non aver ascoltato il richiamo di tornare, zuppo e tremante dal freddo lo ha guardato con gli occhi chiedendo pietà; difficile non perdonarlo.
Mi aggiorna sulle ultime notizie, al circolo tutto abbastanza bene a parte Lupo che è morto. Il vecchio capo branco è sparito per un giorno intero senza tornare, “l’ho cercato fino a sera e poi l’ho dovuto lasciare lì”, dice Pietro. Soltanto il giorno dopo tornando a Fregene l’ho trovato sulla spiaggia a poche centinaia di metri sdraiato come fosse addormentato, mezzo ricoperto dalla sabbia spazzata dal vento di ponente. È stato seppellito dentro al circolo, messo dentro un sacco di plastica in maniera non consona; lo dovrò riesumare e portare nel bosco davanti casa al Villaggio dei Pescatori, dove ci sono altri cani seppelliti. Stranamente Cristina non è venuta con mio padre ad accogliermi all’aeroporto e la cosa mi insospettisce, ho aspettato tanto questo momento ed ora che sono qui lei non c’è. La chiamo al telefono, mi chiede come sto, io diretto gli chiedo perché non è venuta all’aeroporto… “non sei contenta che sono tornato?…” Lei con una voce fredda mi dice che dobbiamo parlare e che non se l’è sentita di venire a prendermi. La cosa puzza, che delusione; sono qui nel mio rifugio al secondo piano del circolo, guardo dalla finestra il mare, penso e mi commuovo. E pensare che ci eravamo lasciati in un clima sereno e d’armonia lì a New York dopo il Capodanno celebrato insieme. Il giorno dopo ci incontriamo, mi dice che pensa di non provare più amore per me e che dovremmo lasciarci. “Ma come mai, che cosa è successo tra il giorno che ci siamo separati a New York ed oggi? Hai probabilmente conosciuto un altro uomo…”, dice di no, è solo che non se la sente più di continuare. Così rimango seduto sul bordo del letto con la gatta Minimicchia che mi fa le fusa e ripenso il motivo di questo gesto assurdo da parte di Cristina, con la quale ho condiviso momenti di gioia e armonia, legati da passioni diverse ma forti allo stesso tempo per noi due, lei la danza ed io il surf; ora se ne esce come ‘i cavoli a merenda’ con questa assurda dichiarazione.
Al circolo è ancora tutto chiuso, le palizzate hanno retto bene, passeggio con Lillo, Tac, Baffo e Zazzà che corre ondeggiando leggero sulla riva del mare verso nord, arrivo alla foce dell’Arrone dove mi fermo per guardare il frangersi delle onde, i rigiri dell’acqua, la schiuma che scivola sulla superficie spinta dal vento. Mi assilla un pensiero, una cosa non mi convince, voglio proprio vedere se è come dice Cristina che non c’è nessun altro, penso che andrò a farle le poste sotto casa sua, conosco i suoi orari, non mi piace essere preso in giro. Nel pomeriggio decido, inforco la moto e via a 140 km orari sull’Aurelia; in 20 minuti sono sotto il garage di casa sua, nascosto in un lato del muro, ecco che dopo una decina di minuti arriva una macchina scura, c’è un tipo alla guida con la barbetta e lei, la ‘zoccola bugiarda’ di fianco. Aspetto che siano fermi, mi accosto al finestrino aperto della parte del tipo appoggiandomi con il gomito sulla portiera dell’auto. “Ah ecco allora com’è la storia, bugiarda che sei, mi hai detto che non avevi un altro… e lui chi sarebbe allora?” Lui mi dice che può spiegare, “tu stai zitto!” gli dico con aria decisa, “…e tu zoccola bugiarda che sei, ora vai pure a quel paese puttana che non sei altro”. Ritorno a Fregene con il groppo in gola, la delusione di aver dato fiducia ad una donna per la seconda volta e ritrovarmi preso in giro, questa volta da una ballerina, allora il detto che le ballerine sono per la maggior parte delle zoccole è forse vero!!! Sarà che ho tanto ancora da fare che mi assorbo totalmente nei lavori di manutenzione del circolo cercando di mandare giù il boccone amaro e dimenticare Cristina che continua a tornarmi in mente nei momenti vissuti, ci vorrà del tempo per seppellire quest’altra delusione.
La stagione sta per iniziare, tra dieci giorni sarà aprile e si aprono le porte del club, c’è ancora molto da fare: rimuovere i mucchi di sabbia accumulati dal vento, imbiancare le pareti dopo aver riparato le parti di intonaco cadute, ormai ho una certa pratica con la muratura e con l’aiuto di un ponteggio, pian piano, sistemo anche la facciata all’esterno dove la ruggine dell’armatura ha spaccato anche parte del cornicione. Lavori duri che spaccano la pelle delle mani. Mani di calce idrata e colla sulle pareti imbiancano il lungo muro dell’edificio della zona dedicata al circolo velico. Nelle giornate di sole tiepido, la rete ha pescato qualche bel pesce, chiamo Fabio D’Anna e Massimiliano Germini, i miei compari, per una cenetta tra amici. Ci raccontiamo le ultime novità godendoci il pescato fresco bagnato da un buon bicchiere di vino. Fabio dice che sabato dovrebbero arrivare delle onde, sarà un occasione per calarci in acqua insieme e festeggiare l’apertura della nuova stagione ‘96. C’è entusiasmo e voglia di andare in acqua, i soci sono eccitati al primo arrivo dello scirocco, vento per la maggior parte gradito dato che viene dal lato sinistro e uscire anche con onde risulta abbastanza facile e divertente. Già al mattino ci sono 16 nodi di vento, il telefono agganciato alla segreteria telefonica con il numero 6680958 suona interrottamente fino a che attacca il messaggio registrato “Buon giorno windsurfieri e surfieri, oggi qui al Fregene Vela Surf tira già un bel venticello da scirocco con raffiche di 16 nodi che aumenteranno nell’arco della giornata, il mare ancora è poco mosso con onde di circa 50 cm che aumenteranno nel primo pomeriggio, quindi affrettatevi che oggi si volaaa!…” Già alle 12 arrivano i primi windsurfieri, Fabio Carafa, Fabrizio Ferri, Massimiliano Germini, montano le 5.3 che al momento sembrano giuste anche se questo vento aumenterà sicuramente nell’arco di un’oretta. Arrivano anche Fabrizio Colleti con Massimiliano Minni, poi Luigi l’elettrico, Francesca l’ingegnera, i tennisti Massimo e Pietro, l’‘omone’ Alessandro, Carlone, Lorenzo detto Lollo; alle 13:30 il vento segna punte di 25 nodi, è ora di cambiare vela, si passa alla 4.7 o alla 5.0, c’è un gran da fare tra chi entra, chi esce, chi salta, chi smadonna, chi ride, chi prova a girare un cheese-rool (un salto in cui si esegue un avvitamento verso il vento) e aerial jibe. Siamo tutti in acqua, saremo una quarantina almeno, con queste condizioni tutti si divertono in sicurezza, fino a che arriva Massimo il tennista con la testa che gli gocciola sangue: ha preso un’alberata in un incrocio con un altro windsurfiero. Ha bisogno di qualche punto di sutura, lo accompagniamo al pronto soccorso per medicarlo concludendo così con un piccolo dramma la giornata epica che ci ha regalato oggi madre natura. Ricomincio a frequentare le mie ‘amichette’ di sempre allontanate dalla presenza costante delle ex; ogni tanto fa capoccella Brunella, un giorno Natascia, che non vedo da qualche anno, a dire il vero la vedo un po’ abbacchiata, forse delusa, mi chiede di rimanere con me qualche giorno… poi c’è Mina che si presenta con una sua cuginetta per un saluto.
Dopo la batosta di Cristina ho bisogno di stare tranquillo e cercare di assorbire questa delusione, non voglio storie, mi accontento di piccoli momenti di leggerezza. La settimana dopo, arriva una telefonata di Jimmi, l’egiziano con il quale sono in causa per motivi di lavoro. Il suo avvocato ha chiesto un risarcimento per extra ore nelle quali Jimmi era fuori servizio dopo la chiusura del circolo, per le ferie non pagate e la tredicesima; tutte eresie dal momento che Jimmi lavorava nei 5 mesi estivi nei quali veniva pagato regolarmente con lo stipendio stabilito. Mi dice che deve partire al più presto perché si è messo in mezzo ai casini: ha messo la sua firma nell’attività di vendita di pesce del fratello ed ora è nei guai. Penso che la legge del karma esista eccome. Quindi se ci mettiamo d’accordo è disposto a chiudere la nostra diatriba. Alla fine dopo una trattativa offro tre milioni di lire in contanti, le stesse che mi aveva chiesto alla fine della scorsa estate. Non gliele avevo date, non mi sembrava giusto visto che era stato già pagato con un milione e duecentomila lire al mese per il suo lavoro. Lui accetta e così nel pomeriggio mi reco a Roma dove ci incontriamo e gli do i contanti; lui firma una foglio di rinuncia alla causa in corso senza la rivalsa del suo sporco avvocato. E anche questa questione si chiude mettendo fine alle preoccupazioni delle rotture che fanno, ahimè, parte della gestione di un attività. La fortuna ha voluto che Jimmi sia dovuto rimpatriare così da velocizzare senza troppe conseguenze la situazione che si era andata a creare. Ora al posto di Jimmi c’è Alessandro Bressi, lo conosco fin da ragazzino, abita vicino a casa mia al Villaggio dei Pescatori. Sia lui che suo fratello Roberto li vedo spesso quando sono a casa; ho insegnato loro prima a nuotare, poi a fare windsurf e surf, e ogni tanto li porto anche a pescare. Alessandro è molto attivo e svelto e devo dire che è alquanto affidabile, ha lavorato nel bar di Robertone per un paio d’anni ed ora, dato che è libero, ha accettato di darmi una mano nelle pulizie e per piccoli incarichi. Il cugino Manuel e il fratello Roberto stanno spesso insieme a lui al circolo, hanno fatto amicizia con Matteo e Jacopo i miei nipoti insieme a Thomas, il figlio di Emiliano il gestore del Pellicano. Qui si divertono, stanno imparando il surf, fanno skimboard sulla battigia facendo botti, giravolte ed evoluzioni che fanno fermare i passanti lungo la spiaggia. Da qualche tempo collaboriamo con un negozio di windsurf di Roma ‘Windsurf Paradise’ dove lavora uno shaper di nome Marco Serra; insieme abbiamo studiato una tavola funboard di 110 litri e un’altra tavola per lo slalom di 90 litri da usare nelle competizioni nazionali. Insieme a me c’è Alessandro Mugavero di Ostia con il quale dividiamo gioie e dolori durante i nostri tour in giro per l’Italia, ma quello che amiamo maggiormente è andare in acqua quando le condizioni sono da tavoletta; Alessandro è molto bravo sulle onde e fa già il forward-loop che io sto ancora imparando ad eseguire con precisione, ammetto che dopo alcuni atterraggi duri mi sono un po’ bloccato. Le tavole di Serra sono costruite in materiale composito quindi sono leggerissime, a volte anche troppo delicate, insieme cerchiamo di migliorarle e dare visibilità a questo prodotto custom dedicato ad un pubblico attento e specializzato nelle regate funboard.
Da poco ho scoperto che esiste una associazione a Maccarese dal nome ‘Fermentazioni’ formata da una serie variegata di artisti locali del mondo dello spettacolo, arte e cultura. Ci sono personaggi molto interessanti con i quali mi incontro saltuariamente ideando mostre ed eventi culturali legati alla sensibilizzazione della popolazione del Comune di Fiumicino. Per quel che posso offro la mia collaborazione mettendo a disposizione i nostri spazi per le riunioni ed eventualmente per eventi; al momento stiamo lavorando al progetto di un evento che unisce l’arte e la cultura allo sport; l’ho proposto dopo aver fatto un sogno mentre ero sul volo di ritorno dal Costa Rica. Un sogno che può diventare realtà, in una fusione magica che unisce realtà diverse ma simili per molti aspetti. Pietro e Gino sono entusiasti per l’idea, ci lavoriamo su, serviranno aiuti economici e collaborazione tra di noi. Nel frattempo l’estate regala belle giornate con venti da ponente che soprattutto nel pomeriggio spara anche 16 nodi dandoci la gioia di chiudere un’ennesima giornata con il sorriso stampato sul volto

