Con il caldo estivo gli scambi termici innescano i venti occidentali e le mattinate iniziano pigramente, quando la spiaggia pian piano accoglie i primi bagnanti, ancora non del tutto svegli, che giungono a passo lento verso la battigia. Le barche fanno scoppiettare i motori dei gozzi tirandosi dietro i rastrelli dei tellinari, stormi di gabbiani al largo schiamazzano sui branchi di sarde. L’aria fresca del mattino è accompagnata dal viavai dei trattori che ‘vallano’ la spiaggia setacciando finemente la sabbia che non ha pace. Già alle nove il sole scalda chi passeggia lungo la riva, orme di piedi nudi, alghe e pezzi di cannucce si ammucchiano disegnando l’ondeggiare continuo del mare. Verso la metà della giornata il vento gira ruotando in senso orario fino a disporsi a nord ovest; la brezza cresce gradualmente insieme alla temperatura della terra generando quello che aspettiamo, il nostro caro, affidabile ‘ponentino’. Al circolo velico FVSC è già tutto pronto, dalla segreteria del numero 6680958 scattano i messaggi che annunciano “Buongiorno windsurfieri e surfieri, oggi qui a Fregene il mare è calmo, ma già il vento da ponente sta dando segni premonitori di un pomeriggio divertente, c’è un bel sole e per adesso ci sono 12 nodi, preparatevi, organizzatevi, vi aspetta il pomeriggio per uscire in mare… andiamooo!!!”. I soci, gli amici e tanti altri che sono a conoscenza del nostro servizio chiamano facendo squillare incessantemente la segreteria telefonica. Al mattino ho ritirato un pezzetto di rete da pesca che avevo messo la sera precedente con la canoa: ho pescato una bella quantità di pesci tra i quali marmore, stelle, cefali, spigole, ombrine e qualche sarda, alcune mangiucchiate dai granchi. Una volta a terra le dovrò sbrigliare dalla rete, pulire e mettere in frigo pronte per la sera; probabilmente farò una brace, chi c’è, c’è, e sarà mio ospite, sarò felice così di condividere le cose che fanno parte della vita del club magari con un buon bicchiere di vino e una bruschetta come aperitivo. Fabio Gini arriva con il suo passo cadenzato, sorridendo con il ghigno che lo identifica, mi dice che domani, sabato, potrebbe venire con la sua band, chiamata Nice One, a suonare; inviteremo soci e amici, io metterò il pescato sulla brace e sarà un’occasione eccezionale. Così apro subito il cancelletto, salgo le scale del mio rifugio al primo piano dello stabile e registro il seguente messaggio: “Hola meo amigos, qui il vento sembra aver preso forza, siamo già sui 16 nodi da ovest… una bella giornata ci aspetta, mare piccolo con onde ‘cioppi’ da mezzo metro, vi informo che domani sera ci sarà un concerto dal vivo del gruppo Nice One che ci allieterà con la sua musica blues, ci sarà pesce alla brace offerto dal FVSC, portatevi da bere e siamo pari, buona giornata brother and sister”. Alle 12 arrivano i primi windsurfieri, Massimiliano, Giuseppe, Alessandro; i più pesanti armano le 5.7 o le 6.0, le tavole scivolano lisce dalle rastrelliere, la sabbia scotta per arrivare alla riva. Una volta calata la tavola in acqua si salta su e via verso l’infinito… la scia bianca, la schiuma sull’onda che frange viene tagliata dalla prua della tavola che plana veloce verso il riflesso luccicante del sole. La giornata ha già preso un buon verso; esco per primo, come spesso succede, come riferimento per chi è ancora lì a pensare che vela montare; sono fuori con la mia Challenger 5.3 leggera e potente uso una tavola Bic da 90 litri che per queste condizioni è ideale, la chiamo il ‘grigione’ per via del suo colore. Saltini e strambate sotto vela, strambate fluide e incroci gridando a squarciagola nel vento. Le danze si chiudono con le ultime luci del tramonto che scolpisce il cielo dei colori della vita, quelli lucenti e a volte accecanti che pian piano si fanno più tenui e morbidi.

Nonostante l’atmosfera fantastica che si vive nel club, di fianco c’è qualcuno che rosica, che sbircia ogni nostro momento magico, con invidia… e pensare che suo figlio Thomas vive praticamente nel circolo, ma a lui questa cosa del circolo velico lo sta logorando per l’invidia… tutte quelle donne, e guarda come si divertono…, pensa, e lì a rosicare. Potrebbe al contrario essere una convivenza serena; i soci del FVSC vanno sempre lì nel suo locale ‘Il Pellicano’ a consumare pasti, colazioni e spesso cene portando soldi, vita e luce in uno stabilimento squallido che rispecchia perfettamente la persona che lo gestisce. Lo vedo lì dietro l’incannucciata che osserva fumando; chissà quali pensieri lo assillano. Ci fa pagare un terzo di acqua e di energia elettrica totale dell’intero stabilimento dicendo che ci sono tante spese a causa dei nostri consumi. Nonostante tutto non è contento, non riesce a digerire questo clima di allegria e spensieratezza che vive al di là dei confini. Problemi suoi, spero solo che questo suo stato d’animo non vada a influenzare la nostra serenità.

Dopo un altra giornata di attività, arriva il sabato ed ecco nel primo pomeriggio Fabio con la sua band a provare i pezzi musicali mentre io organizzo una buca con parecchia legna da ardere; appena dopo il tramonto accendo il fuoco e preparo i pesci da cuocere; il fumo della legna di mare crea un’atmosfera irreale che si trasforma lentamente in un misto tra sogno e realtà, Angelo Bozzetto canta un pezzo dei Sublime, la chitarra di Fabio svisa note che intonano ritmi blues di spensieratezza, Alessandro Maddaleni e Matteo Longo arrivano sorridenti, sopraggiunge Carlo Piccinini uno degli storici Dirty Surfers pionieri del surfing della zona del litorale di Roma, precisamente Fiumicino, poi Fabio D’Anna con Elisabetta, Stefanone Terlizzi, Massimiliano Germini. Patrizia Gallo con suo figlio Adriano, Ottavia e Gianluca, Robertino e Matteo sono in prima fila a fianco del fuoco, tutto scorre. I pesci escono cotti a puntino, tra l’eccitazione dei cani che hanno annusato l’odore del pescato fresco, lo sanno che le teste, le code e le pinne sono tutte per loro. In un insieme di armonica convivenza, il blues dei Nice One scivola leggero, tra un bicchiere di vino fresco e le note musicali; diapositive di viaggi vissuti vengono proiettate sulla parete, posti da sogno scorrono sulla facciata bianca del muro, la contentezza, la spensieratezza di questi momenti sarà parte della nostra forza quando saremo lì, in mezzo al mare in tempesta affrontando un’onda dopo l’altra, stringendo forte il boma tra le mani con gli spruzzi sul viso guardando oltre le onde sullo sfondo dell’orizzonte che si perde tra l’oro del mare e l’azzurro del cielo.

Mentre la vita del circolo Fregene Vela Surf scorre, lì dietro, oltre il confine che separa il club dallo stabilimento ‘Il Pellicano’ si tramano azioni contro di noi, ma io per ora non sono troppo preoccupato dal momento che il nostro contratto ci vedrà ancora qui almeno per altri 4 anni. Sono abbastanza tranquillo anche se in alcuni momenti ripenso a Cristina e a come si è comportata… per fortuna le ‘amichette’ care, con cui trascorrere momenti di reciproca intesa, non mancano. A volte ne arrivano anche più di una alla volta con l’intento di passare una bella giornata… e probabilmente anche una bella serata. Bruna passa di qua proprio quella sera nel mezzo della serata musicale e resta qui con me vicino alle ultime braci del fuoco insieme ai miei cani che si acciambellano, anche loro, vicino al calore del braciere, nella pace di una sera di fine agosto quando l’aria umida del mare si posa sulla sabbia ancora calda per il sole.

Sto progettando già dove passerò i mesi invernali, penso che andrò nuovamente in Australia, Margaret River mi è rimasta nel cuore, ho ordinato un ‘twin fins’ a Roberto Ricci che mi vorrei portare. Faccio già il biglietto con la India Airline, passando per Bombay. Giuseppe Miccoli mi ha detto che a sud c’è una scuola di yoga, Kaivaladhama, un’università dove puoi fare corsi brevi di tre mesi e più completi di tre anni; qui si formano i maestri di yoga ed è possibile anche soggiornare nella struttura ospedaliera ajurvedica aperta a tutti. Potrebbe essere una buona opportunità per scoprire cos’è lo yoga fin dalla sua origine trattandosi di una delle scuole più antiche.

Nel frattempo a Fregene l’attività è al massimo tra onde e vento; il cielo è cambiato e le prime perturbazioni giungono portando scirocchi e libecci veramente divertenti. I soci sono attenti alle notizie aggiornate tramite la segreteria del numero 6680958, chiamano anche tre-quattro volte al giorno. Arriva la tavola RRD, sono impaziente di provarla, con lo scirocco sembra planare presto manovrando curve strette sulle onde, è leggera, salta come un grillo, la sento sotto i piedi stabile e agile… chissà come sarà sulle onde serie di Margaret River? Arriva novembre, l’ultimo mese di attività ‘96 del circolo, la sacca della tavola è pronta con due vele, albero e boma, 40 kg da tentare di imbarcare senza un prezzo extra da pagare. Organizzo di lasciare i cani da guardare ad Alessandro Bressi del quale mi posso fidare, con l’occasione può controllare anche il club durante i mesi invernali. Gli lascio una bella scorta di cibo che potrà bastare a nutrire bene Baffo, Zazzà, Lupo e Nero mentre Lillo rimarrà con mio padre che ogni tanto andrà anche lui a dare un’occhiata al circolo controllando che tutto sia a posto. Ecco il Natale trascorso in famiglia come sempre a casa di zio Franco, con il quale vado molto d’accordo, a Poggio Valcanneto. Io e lui abbiamo diverse cose in comune; oltre al windsurf, gli piace fare attività sportiva e ogni tanto andiamo a correre insieme. Abbiamo anche la stessa passione per le moto, ricordo che da bambino lui veniva spesso con le sue moto fiammanti a trovarci e io ci salivo sopra; non mi bastava però, volevo che accendesse il motore per sentire il rombo mentre tenevo le mie manine sul manubrio. Il rituale del Natale con la famiglia è sempre un bel momento anche se si mangia un po’ troppo, e poi a zio piace la scamorza sulla brace e la bruschetta; quando torniamo dalla nostra corsetta sale un po’ di fametta. Per rimanere in forma siamo così costretti a fare lunghe corse io e zio Franco. Le strade di campagna nella zona di Ceri sono ideali per fare un po’ di sano movimento. Dopo le festività scatta la fase vacanza: me la sono guadagnata, è stato un anno bello e difficile, molte emozioni, gioie e dolori, è arrivato proprio il momento di andare. La partenza è imminente, sono eccitato pensando di tornare per la terza volta a Margaret River, Victoria, Australia dove so che le condizioni delle onde e del vento sono stratosferiche, il clima è caldo e l’atmosfera che si respira nella bella cittadina è divertente e rilassante a seconda delle occorrenze. Un mattino mio padre mi accompagna a Fiumicino, sul tetto della mia Polo c’è la sacca delle tavole; solita trafila al check-in, c’è Matteo Longo che oggi lavora all’aeroporto, mi dà una mano a far imbarcare le tavole senza pagare il sovrapprezzo… devo dire una coincidenza decisamente fortunata, ci vuole sempre anche un po’ di buona sorte. Facciamo scalo in India a Bombay; all’uscita dall’aeroporto chiamo un taxi dando l’indirizzo dove ho prenotato una settimana di ‘cura’ nella scuola Kaiwailadhama a Lonavla, che funziona sia come università di Yoga che come ospedale ajurvedico. La prassi è che all’entrata si faccia una visita con un medico ajurvedico al quale racconti i tuoi mali, a me fortunatamente basta una veloce chiacchierata sui miei intenti durante la permanenza nell’istituto. Gli dico che la mia è un’esperienza per conoscere la vera antica disciplina dello Yoga. Così mi assegnano una cameretta piuttosto essenziale, pagliericcio con una sedia, un piccolo tavolino e una panca dove poggiare le mie cose, al numero 7 su un corridoio dove ci sono 10 camerette. La routine inizia presto al mattino quando la campana suona per il tè, dopo mezz’ora c’è la pulizia del corpo, non sapevo che si iniziasse dalle vie respiratorie. L’istruttore ci insegna come liberare i canali dove passa l’aria dal naso verso i polmoni, tramite un sondino di gomma morbida; si infila delicatamente nella narice finchè lo si intercetta nella gola prendendolo con l’indice e il pollice in entrambi i lati e facendolo scorrere pian piano nei canali che collegano il naso alla gola. Poi, per mezzo di una ampolla fatta con un piccolo beccuccio, lo si infila prima in una narice, poi nell’altra, compiendo un movimento rotatorio della testa quando l’acqua bollita e salata, portata a temperatura del corpo, esce dalla narice opposta, così da pulire bene le vie del naso. Queste pratiche hanno bisogno di un po’ di pratica; nei primi due giorni si impara, ci si rilassa meglio, e alla fine si prova una sensazione nuova respirando come se l’aria non avesse nessuno ostacolo nel passare fluida dall’esterno fin dentro i polmoni. Qui ci sono alcune regole da rispettare come non bere alcolici, non fumare, non parlare ad alta voce, non fare rumori nelle ore di riposo. Dopo la pulizia c’è il momento della pratica delle ‘asanas’, vari movimenti che hanno la funzione di liberare le tensioni del corpo. L’istruttore mostra le varie posizioni e tra l’una e l’altra c’è quella chiamata del ‘morto’ dove ci si abbandona totalmente corpo e mente sdraiati a pancia in su con braccia e gambe leggermente aperte, facendo attenzione al respiro, lento e controllato. Solo dopo un paio di giorni sento una sensazione di leggerezza, spesso mi viene da cantare, mi sento bene. Il cibo è vegetariano, viene servito su un tavolo pieno di verdure, legumi, riso e frutta e puoi averne in abbondanza. Finita la colazione puoi fare ciò che vuoi fino all’ora di pranzo; così ne approfitto per andare a trovare il luogo sacro dove vive Swami G.

Cammino tra le viette dentro l’istituto tra le aiuole curatissime di piante e fiori; lungo il percorso incontro giardinieri ricurvi sulla terra intenti a sistemare, tagliare, curare anche il più piccolo filo d’erba. Giunto in prossimità della residenza del Guru Swami G la sua assistente di nome Angelica mi accoglie con un sorriso. Mi dice che Swami G è a riposare, ma posso aspettare nel giardino per una ventina di minuti. Intorno alla casa ci sono capanne fatte di sterco di mucca, paglia e fango, sono luoghi dove si va per meditare e purificarsi, entrando in una di queste provo una sensazione di fresco, dove silenzio e pace risiedono. Chiudo gli occhi, respiro lentamente, libero la mente, tutto è qui in questo momento dove io vivo e sono.