Nella foresteria del Fregene Vela Surf, tra la fila dei letti a castello, Massimo, soprannominato Lucio Dalla, è sveglio già al mattino presto. Si lamenta delle zanzare: ce ne sono un milione, mi dice, e quelli, rivolgendosi a Matteo e Robertino, non fanno una piega, dormono profondamente.

Il mare stamattina è una tavola azzurra; solo il motore del trattore disturba questa quiete, vallando la sabbia, su e giù, lascia lunghe strisce ordinate. Il Bagnino porta giù sulla riva i suoi attrezzi, poi cammina, raccoglie mozziconi di sigarette con un piccolo retino, rastrella il bagnasciuga, dove si depositano sempre alghe, se va bene; se no, bottiglie di plastica, buste, ecc.
Il profumo del mio chai tea esce dalla porta del mio rifugio, mescolato all’odore di incenso che uso spesso per purificare l’ambiente dove vivo. Verso le 8.30 iniziano le normali procedure per preparare la scuola di vela e surf.
Portiamo sulla riva le tavole, le vele vengono issate sull’albero del “Caravelle”. Pesa parecchio questa barca, circa 180 kg, ma è robusta e adatta per portare 4-6 bambini fuori a vela. Abbiamo anche 4 Optimist che, a dire il vero, uso poco, dato che spesso, dopo le scuffie, facciamo fatica a svuotarle per via delle continue onde che frangono, spruzzando ogni volta dentro litri e litri d’acqua salata.
L’Open Bic è quello più adatto per fare la lezione in sicurezza, maneggevole e veloce da svuotare, essendo aperto sulla poppa, adatto soprattutto a chi ha già un po’ d’esperienza accumulata.
Il ritmo della musica di Bob Dylan riecheggia nel corridoio di entrata. I quattro cani vogliono fare la loro passeggiata mattutina, scalpitano già da un po’. Apro il cancelletto a mare e via, corriamo verso la riva, verso nord.
C’è Tonino, un pescatore che lancia, con la sua canna, la bombarda, facendole fare spruzzi sull’acqua. Ha attaccato una piumetta bianca su un filo di nylon fino; vuole pescare le spigole e, a volte, ne prende anche.
Lo chiamo “Il Buciardo”, dato che una volta aveva pescato una spigola e la nascondeva con il piede, mentendomi alla domanda: “Hai preso qualcosa?”. Lancia ripetutamente nella buca dove sa che i pesci di solito pasturano. Indispettito dal passaggio dei cani e dallo scorrere della mattinata, quando il sole già scalda, mi saluta, allontanandosi con un cenno della mano.
C’è Fabio D’Anna, che sta qui qualche giorno, nella stanzetta in fondo con la sua compagna Elisabetta. Lo vedo scrutare il mare in una sorta di meditazione; poco dopo entra con la tavola per fare una remata.
Fabio Gini gli ha fatto un 10’’ con tre longheroni, con il quale gli piace uscire anche quando il mare è poco mosso, così da prenderci confidenza.
I ragazzini del Surf Camp arrivano alle 9, lasciati dai genitori in tutta fretta, pronti per andare al lavoro. Il gruppetto di 6 neo-velisti indossa il salvagente mentre si avvicinano al “Giallone”, così è stata nominata la barca a vela Caravelle.
Alice si preoccupa di prendere il timone, mentre Pietro fissa il fiocco sulla prua. Siamo pronti per una spinta: mettiamo sotto un rullo sul quale far scorrere la pesante imbarcazione. Un paio di “O forza… o issa” e il Giallone è già in acqua.
Mentre ci allontaniamo dalla riva, con il vento in poppa, Matteo già srotola la lenza. Ne portiamo sempre una, cercando di prendere qualche leccetta o sugherello che i ragazzini poi porteranno a casa per farseli cuocere dalle nonne o dalle tate di turno.
E sì, perché qui a Fregene la maggior parte dei ragazzini ha tate e cameriere in casa, le quali a volte li vengono a prendere alle 16, quando giunge l’ora che scocca la fine della giornata al Surf Camp. Sono quasi tutti bambini di un’élite particolare, ultr protetti, solitamente viziati; lo si nota anche nel momento dei pasti.
In questa routine, dal lunedì al venerdì, i ragazzini imparano le basi del vivere il mare a 360 gradi, per mezzo delle diverse attività nautiche e delle nuove situazioni che si creano con il mutamento delle condizioni del mare. Imparano anche come pulire e cuocersi i pesci sulla brace, legare gli ami sui fili di nylon, preparare e organizzare per dormire in tenda nell’ultimo giorno del camp, il venerdì.
I fine settimana solitamente sono per i Soci che, a meno che non ci siano condizioni particolari di vento o onde, non vengono durante i giorni infrasettimanali.
Nel pomeriggio abbiamo una lezione di surf. Massimiliano Germini ha deciso che la farà lui. L’Allieva è una ragazza carina, per la quale Massi mette tutto il suo ingegnoso sapere in merito all’arte del surfing.
Dopo averla brevemente infarinata con le regole sulla sicurezza, la invita a sdraiarsi sulla tavola, sulla parte a prua della tavola da SUP, a gambe aperte, dove lui si sdraia toccando con il petto il suo sedere. Una tecnica inventata lì sul momento, chiamata “Tandem”. Insieme, così messi, si allontanano gradualmente dalla riva.
Massimo (Lucio Dalla) trascina la sua canoa lungo il percorso di sabbia, 50 gradi di rena bollente. Lo vedo che saltella tra una barca e un’altra, evitando di bruciarsi i piedi; finalmente è arrivato sulla battigia.
Sul cappello Massimo ha messo una piuma di gabbiano trovata sulla riva. Dal suo zainetto sfila un piccolo aquilone da montare; in pochi minuti lo lascia volare dietro alla poppa della canoa, trascinandolo così lungo la sua pagaiata verso il largo.
Massimo è sicuramente un ragazzo speciale per la sua ingenuità, a volte infantile, buono di cuore e simpatico nelle sue uscite divertenti.
Una volta, durante una di quelle serate quando i Nice One suonavano dal vivo in uno dei nostri raduni, Massimo volle interpretare una canzone di Jimi Hendrix intitolata “Foxy Lady”, accompagnandosi con la sua armonica e cantando, un’esibizione che suscitò un caloroso applauso di tutti i presenti.
Trascorre qui nel club qualche giorno di vacanza delle sue. Il fatto è che la sera mi chiede di uscire e accompagnarlo in qualche locale dove c’è musica e… ragazze.
È innamorato di Francesca, la ragazza di Daniel Scott. Ogni volta che mi incontra mi chiede se l’ho vista e se so quando viene; invece, quando è lì, la segue con lo sguardo innamorato per tutto il tempo.
Una sera mi convince a fare un’uscita serale. Andiamo al Sogno del Mare, dove hanno organizzato un piccolo locale a bordo piscina, dove mettono musica ed è ben frequentato da ragazzi/e locali.
Lui sorride a modo suo, con gli occhi luccicanti dietro le lenti degli occhiali tondi, sogghigna contento, guarda la ragazza della pole dance, sorride e, muovendosi a ritmo di musica, dice spesso: “Eccezionaleee!”
Io sto progettando di fare una veloce fuga nella seconda metà di agosto, quando i corsi diminuiscono e i ragazzini vanno in vacanza con le famiglie.
Mi prenderò una decina di giorni per andare a trovare Paolina in Cile. Lei mi piace molto, purtroppo vive lontana. Andrò e vedremo come ci troviamo; passeremo un po’ di tempo insieme, noi due soli, per 5 giorni.
Dopo 8 ore di volo atterro a Santiago, protetta nella valle da una coltre di nuvole. Paolina agli arrivi mi accoglie abbracciandomi calorosamente, gli occhi le brillano, sento un senso di stupenda accoglienza.
Poco dopo siamo nella sua casa. I genitori sono fuori per questa settimana ed è per questo che ho scelto anche questo periodo. Il fratello Felipe è windsurfista, mi consiglia di andare a vedere lo spot più rinomato del Cile, chiamato Matanzas.
Domani partiremo in macchina per un bel giretto turistico della zona, non mancherà l’occasione di visitare la casa di Pablo Neruda a Viña del Mar.
La sera parliamo di noi, di quello che stiamo facendo e vivendo: io con la mia attività nautica e lei intenta a finire gli esami del suo primo anno di università.
Minuta com’è, Paolina sorride spesso con le fossette sulle guance, di piccola statura ma ben proporzionata. Mi piace parecchio questa sua freschezza, entusiasta e sempre di buon umore.
Al mattino seguente partiamo presto, siamo contenti di condividere momenti insieme. La prima tappa sarà Matanzas, una bella spiaggia con sabbia scura, marroncina. Non c’è vento, nessun windsurfista. Ci sediamo in un bar davanti al mare, guardando le onde che frangono e i gabbiani che planano a pochi centimetri dai tavoli, a volte spaventando Paolina, che ride contenta.
La sera, dopo una passeggiata nel paesino, ci coccoliamo in un ristorante, dove ci servono “ceviche”, un piatto di pesce crudo, mentre assaporiamo il gusto dell’oceano, bagnato da un buon vino blanco locale.
Una passeggiata sulla banchina del piccolo porticciolo, mentre ci raccontiamo la nostra vita, finendo davanti alla stanza dell’hotel. Dopo esserci timidamente preparati per la notte, ci sdraiamo vicini.
Cominciamo a farci carezze, pian piano ci abbracciamo. I nostri corpi si toccano, non nascondendo un comune stato di eccitazione. Da come si comporta, mi sembra di intuire che la ragazza non ha avuto molta esperienza nei rapporti intimi e devo confessare che il fatto mi rende alquanto interdetto. Era tempo che non visitavo tali inesplorate candide distese.
A fatica prendiamo sonno, sognando quel che nella cruda realtà, purtroppo, non è accaduto.
Siamo già in viaggio per Viña del Mar. Dopo poco arriviamo nella bella cittadina, dove gli edifici più imponenti sono sistemati dietro, in alto, verso le colline, lasciando libera la visuale alle vecchie case che primeggiano sulla baia.
La casa di Pablo Neruda, colorata e semplice, con le sue cose sparse, un tavolo dove scriveva le sue poesie, con gli occhiali poggiati da un lato. Un’atmosfera tranquilla si percepisce, intrisa di cultura e sapere politico, misto ad amore.
Passeggiamo mano nella mano sulla spiaggia, ci sdraiamo sulla sabbia ancora un po’ umida, guardando il cielo. Lunghe nuvole bianche scorrono veloci. Forse pensiamo la stessa cosa: che ne sarà di noi due?
Paolina è così giovane ed io, un trentasettenne surfista, che ha ancora poca voglia di relazioni importanti dopo aver passato due grandi delusioni amorose.
Ogni sera, quando siamo nella stanza dell’hotel, si ripresenta la stessa eccitante situazione, dove lei fa un po’ di resistenza quando il momento si scalda. Io, che mi trattengo all’impeto del maschio maturo, faccio fatica, parecchia fatica.
Avverto, dopo alcuni giorni, una lieve sofferenza, ma non vedo molte vie d’uscita che non siano quelle di evitare che l’atmosfera si scaldi troppo.
Sono stati giorni fantastici con Paolina, in giro per il Cile, dove non ero mai stato. Forse tornerò, vedremo come andrà, se questa relazione si mantiene e come le cose si metteranno.
Torno in Italia con un po’ di dispiacere e penso a Paolina, che la sua verginità la proteggeva quasi con un senso cristiano. Magari avrei dovuto parlarle e dirle che le mie intenzioni non sono al momento per un rapporto impegnativo. Probabilmente sono state queste le sue resistenze.
Forse avrebbe acconsentito a fare l’amore se io le avessi detto che ci volevamo mettere insieme. Non me la sono sentita di affondare con determinazione. Forse aspettava solo quello?
Ma oramai sono qui a rimuginare, seduto sulla poltrona dell’aereo che mi sta riportando verso Fiumicino.
Al mio ritorno, tutto è sotto controllo. Manuel sta tenendo il circolo in ordine, i Soci non si sono lamentati di nulla. Credo gli siano mancati soltanto i miei messaggi sulla segreteria telefonica al numero 6680958, sugli aggiornamenti delle condizioni meteo marine.
Siamo a fine estate, la spiaggia è più tranquilla, il tempo sta cambiando. Nuvoloni scuri si intravedono verso nord-est; sicuramente nell’entroterra ci sono degli sgrulloni di pioggia in corso.
L’aria si sta facendo gradualmente più fresca, la temperatura si è abbassata già fino a 28 gradi, a pensare che fino a pochi giorni fa, a detta degli amici, si boccheggiava dal caldo anche soltanto stando immobili all’ombra.
Con le zanzare che non ti danno tregua nemmeno di giorno, maledetto il giorno in cui sono arrivate queste zanzare tigre, che ti seguono e ti insidiano su tutto il corpo, cominciando dalle caviglie.
Il vento di tramontana sarà una manna quando al mattino spara le sue raffiche da terra. Un pallone leggero, scappato dalle mani di un bambino, rotola fino alla riva. In poco tempo è a 100 metri dalla battigia, pian piano divenendo soltanto un puntino giallo nel blu infinito.
Con il vento da nord bisogna avere prudenza. Lo ripeto e non mi stanco di dirlo ancora ai Soci che entrano in mare in windsurf: li teniamo sotto occhio. Basterebbe un problema all’attrezzatura o un piccolo incidente per trasformarsi in una situazione pericolosa da dover affrontare.
Io esco con Dario Baffetti con lo slalom cento litri e la 7 m². Ci tiriamo lunghi bordi e strambate veloci, tra le urla che si perdono verso l’orizzonte.
Le raffiche arrivano da nord; veloci ombre di chiaroscuro segnano la superficie del mare, ed è lì che vogliamo passare per mantenere la planata.
Ce ne sono pochi di windsurfisti come noi in acqua. La tramontana spinge verso il largo, allontanando dalla terra. Per chi non ha sufficiente esperienza, tornare a riva può rimanere complicato, anche perché più vicino alla costa il vento cala, lasciando soltanto lievi refoli.
Dopo l’uscita in mare, io e Dario facciamo una mezz’ora di stretching, per mezzo di alcune posizioni dell’arte Yoga. Allentiamo le tensioni sui polsi, gli avambracci, le spalle, le gambe, cercando di sciogliere l’acido lattico accumulato durante la pratica.
Dario aveva solo 11 anni quando è stato consigliato da un’allenatrice federale di proseguire il suo cammino sportivo presso il FVSC. Silvia Boccato cura il settore giovanile windsurf della F.I.V. Ci conosciamo da tempo e spesso lavoriamo insieme nelle regate nazionali, dove portiamo Junior e Cadetti tra i campi di regata.
Ora Dario è cresciuto, ha imparato molto, ha grandi potenzialità sportive. Quando ci alleniamo dimostra una spiccata capacità nel capire e scegliere i bordi migliori.
Quando siamo in allenamento con la classe Aloha, una tavola propedeutica alla classe olimpica, insieme ai ragazzi di Civitavecchia, Dario e Orlando Passeri sono i più veloci e astuti nel cercare e trovare il passo migliore.
Da qualche mese alleno anche il gruppo della Lega Navale di Civitavecchia, che al momento è rimasta senza allenatore. Ci troviamo due volte a settimana, sono un bel gruppetto. Oltre a Orlando, c’è il fratello minore Marco Passeri, Luca Laudi, Martina Fusco, Emanuele Arciprete.
A volte, se ci sono onde, dopo il solito allenamento in windsurf, organizzo una session di surf da onda, dove i ragazzi si divertono da pazzi, imparando una nuova disciplina sportiva, allo stesso tempo complementare alla comprensione del mistico flusso del mare.

