Alla Biblioteca Gino Pallotta in viale della Pineta 140, sabato 26 settembre 2026 alle 17.30 in programma “Il lato oscuro degli anni ’60 e ’70, l’Architettura brutalista e l’Art brut”, un racconto di Sandro Polo.
“Ci sono edifici che non chiedono di essere amati. Chiedono di essere guardati. Nato dalle ceneri del secondo dopoguerra e affermatosi tra gli anni Cinquanta e Ottanta, il Brutalismo traduce nell’architettura l’urgenza di ricostruire, di offrire abitazioni accessibili, spazi collettivi e una nuova forma alla città. Il suo linguaggio è inconfondibile: cemento a vista, geometrie rigorose, volumi monumentali, strutture che si impongono nello spazio come sculture.
Un’architettura priva di ornamento, che non nasconde la materia ma la esibisce nella sua aspra autenticità, trasformando il peso e la concretezza del costruire in una dichiarazione estetica. Eppure, proprio questa radicalità ne ha fatto un’architettura controversa. Celebrato come espressione di progresso e di ideali collettivi, il Brutalismo è stato anche percepito come il volto severo e alienante della modernità. Molti dei suoi edifici sono stati abbandonati, trasformati o demoliti, come nel caso emblematico delle Vele di Scampia, divenute nel tempo simbolo di una stagione urbana complessa e contraddittoria.
Oggi, però, lo sguardo è cambiato. Quelle imponenti strutture in cemento attraggono di nuovo l’attenzione di artisti, fotografi e architetti, fino alle nuove generazioni, che vi scorgono forme vive di memoria, identità e resistenza urbana. Che cosa vediamo davvero quando osserviamo un edificio brutalista? Un ecomostro da far sparire? Una “cattedrale” di cemento dal fascino oscuro? Un’utopia rimasta incompiuta? O una delle più audaci visioni con cui il Novecento ha provato a immaginare il futuro?
Sandro Polo


