Quando viene prescritta una risonanza magnetica, una delle domande più frequenti riguarda la possibilità di eseguire l’esame con un’apparecchiatura aperta anziché con la tradizionale macchina a tunnel. Risonanza magnetica aperta e risonanza magnetica chiusa utilizzano entrambe campi magnetici e onde di radiofrequenza per ottenere immagini delle strutture anatomiche, senza ricorrere alle radiazioni ionizzanti. Le differenze riguardano soprattutto la configurazione dell’apparecchiatura, l’intensità del campo magnetico disponibile nei diversi sistemi e, di conseguenza, la possibilità di utilizzare una determinata macchina per specifici esami diagnostici.
La scelta tra le due tecnologie non dipende quindi esclusivamente dal comfort del paziente. Una risonanza magnetica aperta può risultare particolarmente utile per le persone che soffrono di claustrofobia o hanno difficoltà a tollerare gli spazi chiusi, ma l’idoneità dell’apparecchiatura deve essere valutata anche in relazione al distretto anatomico da esaminare e al quesito diagnostico. Non esiste, in altre parole, una tecnologia migliore in assoluto: è necessario utilizzare quella adeguata alle caratteristiche dell’esame richiesto.
Che cos’è la risonanza magnetica aperta
La risonanza magnetica aperta è una metodica di diagnostica per immagini caratterizzata da una configurazione del macchinario diversa rispetto alla tradizionale risonanza a tunnel. Nelle apparecchiature aperte il magnete può essere disposto sopra e sotto il paziente lasciando maggiormente liberi i lati, riducendo così la sensazione di trovarsi all’interno di uno spazio chiuso.
Questa caratteristica può rendere l’esame più tollerabile soprattutto per i pazienti claustrofobici, ma può rappresentare un vantaggio anche per alcune persone anziane, bambini e pazienti che, per caratteristiche fisiche o difficoltà di movimento, possono avere problemi a utilizzare determinate apparecchiature tradizionali. La maggiore apertura non modifica però il principio fisico alla base dell’esame.
La risonanza magnetica utilizza infatti un campo magnetico e impulsi di radiofrequenza per ottenere segnali dai tessuti dell’organismo, successivamente elaborati per produrre immagini diagnostiche. A differenza della TAC e degli esami radiografici, la risonanza magnetica non utilizza raggi X.
Come è fatta una risonanza magnetica chiusa
La cosiddetta risonanza magnetica chiusa presenta generalmente una struttura a tunnel. Il paziente viene fatto sdraiare su un lettino mobile che viene posizionato all’interno dell’apparecchiatura in funzione della parte del corpo che deve essere studiata.
La configurazione del macchinario permette di utilizzare sistemi con differenti intensità di campo magnetico. Le apparecchiature ad alto campo comunemente utilizzate nella diagnostica possono, per esempio, lavorare a 1,5 Tesla o 3 Tesla, sebbene esistano sistemi con caratteristiche differenti. L’intensità del campo è uno degli elementi che possono influire sulle caratteristiche delle immagini e sulle possibilità diagnostiche dell’apparecchiatura.
Durante l’esame è necessario rimanere immobili perché i movimenti possono compromettere la qualità delle immagini. La macchina può inoltre produrre rumori intensi durante l’acquisizione delle diverse sequenze, motivo per cui vengono generalmente utilizzati sistemi di protezione acustica.
Risonanza magnetica aperta e chiusa: cosa cambia nel campo magnetico
Una delle differenze da considerare quando si confrontano RM aperta e RM chiusa riguarda proprio il campo magnetico. Le apparecchiature di risonanza magnetica possono differire sia per intensità del campo statico sia per geometria, che può essere aperta o chiusa.
Non è quindi corretto pensare che tutte le risonanze aperte abbiano necessariamente le stesse caratteristiche tecniche o che tutte le macchine chiuse siano equivalenti. È necessario conoscere lo specifico apparecchio utilizzato dal centro diagnostico.
L’intensità del campo magnetico può incidere sulla qualità e sulle caratteristiche delle immagini ottenibili, ma la scelta dell’apparecchiatura dipende dal tipo di indagine da effettuare. In alcuni distretti anatomici, inoltre, la configurazione aperta può offrire vantaggi legati al posizionamento del paziente. Per questo motivo la valutazione deve essere effettuata sulla base dell’esame prescritto e non semplicemente scegliendo la macchina con il valore di Tesla più elevato.
Risonanza magnetica aperta per chi soffre di claustrofobia
La claustrofobia durante la risonanza magnetica è uno dei motivi principali per cui viene presa in considerazione una macchina aperta. La permanenza all’interno del tunnel, la necessità di rimanere immobili e i rumori prodotti durante l’acquisizione possono generare disagio o ansia in alcune persone.
Con una macchina aperta, la maggiore libertà visiva laterale può ridurre la sensazione di costrizione. Questo può rendere più semplice completare l’esame senza interruzioni e rappresenta uno dei principali vantaggi della tecnologia per i pazienti che hanno paura degli spazi chiusi.
Ciò non significa che ogni persona claustrofobica debba necessariamente effettuare una risonanza aperta. È opportuno comunicare il problema al centro diagnostico già al momento della prenotazione, in modo da valutare la soluzione più appropriata rispetto alla prescrizione medica e alla disponibilità delle apparecchiature.
Quali esami si possono fare con la risonanza magnetica aperta?
La possibilità di eseguire uno specifico esame con una RM aperta dipende dalle caratteristiche tecniche dell’apparecchiatura. La risonanza magnetica, in generale, trova applicazione nello studio di numerosi distretti corporei, tra cui apparato muscolo-scheletrico, colonna vertebrale e, attraverso apparecchiature e protocolli appropriati, numerose altre strutture anatomiche.
Non bisogna però dare per scontato che qualsiasi esame eseguibile con una risonanza chiusa possa essere effettuato allo stesso modo con qualunque risonanza aperta. Esistono indagini per le quali possono essere richieste determinate caratteristiche tecniche e apparecchiature ad alto campo. Humanitas, per esempio, sottolinea come la risonanza aperta non possa sostituire in ogni situazione quella tradizionale, mentre per alcune sedi anatomiche può presentare vantaggi specifici.
Prima di prenotare è quindi utile indicare esattamente quale risonanza magnetica è stata prescritta, specificando il distretto anatomico e l’eventuale richiesta di mezzo di contrasto. Il centro potrà verificare se l’indagine è compatibile con l’apparecchiatura disponibile.
Qualità delle immagini: aperta o chiusa è meglio?
La domanda su quale risonanza produca immagini migliori non ha una risposta valida per tutti gli esami. Le prestazioni dipendono dall’intensità del campo magnetico, dalle caratteristiche tecnologiche della macchina, dalle bobine utilizzate, dal protocollo diagnostico, dal distretto anatomico e dalla capacità del paziente di rimanere immobile.
Un’apparecchiatura ad alto campo può offrire vantaggi in termini di segnale e dettaglio in numerose applicazioni diagnostiche. Questo, però, non significa che la risonanza aperta sia automaticamente meno utile. In alcuni casi la geometria della macchina e la possibilità di posizionare meglio una determinata articolazione possono rappresentare un vantaggio.
La domanda corretta non è quindi semplicemente “meglio aperta o chiusa?”, ma quale apparecchiatura è più appropriata per l’esame che devo effettuare?
Risonanza magnetica con mezzo di contrasto
In alcuni casi il medico può prescrivere una risonanza magnetica con mezzo di contrasto, generalmente a base di gadolinio. Il contrasto viene utilizzato quando è necessario migliorare la caratterizzazione di determinati tessuti, strutture o alterazioni.
La necessità del mezzo di contrasto dipende dal quesito diagnostico e deve essere valutata secondo la prescrizione e il protocollo adottato. Prima dell’esame il personale sanitario raccoglie le informazioni necessarie per verificare eventuali condizioni che richiedano particolare attenzione.
Anche in questo caso è importante verificare direttamente con il centro se l’esame con contrasto prescritto può essere effettuato con la specifica apparecchiatura aperta disponibile.
Controindicazioni e sicurezza della risonanza magnetica
Che si utilizzi un’apparecchiatura aperta o chiusa, prima di sottoporsi a una RM è necessario effettuare le verifiche di sicurezza previste. La presenza di pacemaker, dispositivi elettronici impiantabili, protesi, clip, impianti o corpi estranei metallici deve essere sempre comunicata al personale sanitario.
La compatibilità con il campo magnetico dipende infatti dalle caratteristiche dello specifico dispositivo. Per questa ragione non bisogna stabilire autonomamente se una protesi o un impianto siano compatibili con l’esame: la valutazione deve essere effettuata dagli operatori sulla base della documentazione disponibile e delle caratteristiche del dispositivo.
Come scegliere tra risonanza magnetica aperta e chiusa
La differenza tra risonanza magnetica aperta e chiusa non riguarda quindi soltanto la forma della macchina. Devono essere considerate la struttura dell’apparecchiatura, l’intensità del campo magnetico, il distretto corporeo da analizzare, il tipo di sequenze richieste e le caratteristiche del paziente.
Per chi soffre di claustrofobia, una risonanza aperta può offrire un’esperienza più confortevole grazie alla maggiore apertura laterale. Per altre indagini, invece, può essere necessario ricorrere a un’apparecchiatura con caratteristiche differenti o ad alto campo.
Prima della prenotazione è quindi consigliabile comunicare al centro diagnostico il tipo esatto di esame prescritto e segnalare eventuali problemi di claustrofobia, dispositivi impiantati o altre condizioni rilevanti. Sarà così possibile verificare se la risonanza magnetica aperta disponibile è adatta all’indagine richiesta e affrontare l’esame con una soluzione coerente con le effettive necessità diagnostiche.

