Aeroporti di Roma promette “fino all’80% di rumore in meno” a Focene, Fregene e Isola Sacra. Ma dal 1° gennaio 2026 sul territorio non c’è più quasi nessuno strumento pubblico in grado di misurarlo.
Mentre c’è chi spinge sull’acceleratore e monta il dibattito pubblico sul piano da 9 miliardi di Aeroporti di Roma ed Enac con una quarta pista, un nuovo terminal da 76 gate e l’obiettivo di 100 milioni di passeggeri l’anno entro il 2046, la rete pubblica di controllo del rumore aeroportuale è di fatto smantellata.
Secondo i bollettini di Arpa Lazio, le stazioni di monitoraggio del Comune di Fiumicino sono inattive dal 1° gennaio 2026: delle sei postazioni storiche ne resta attiva una sola, a Focene.
I pochi dati disponibili raccontano una situazione tutt’altro che risolta. A Focene il livello di rumore aeroportuale è salito da 61,6 dBA nel 2021 a 64,3 nel 2023 fino a 66,4 nel 2024, oltre la soglia di 65 dBA che la legge considera accettabile per le zone abitate senza vincoli. Quei valori sono “in regola” solo perché l’abitato ricade in una fascia, la zona B, dove il limite sale a 75 dBA: una classificazione decisa dalla Commissione aeroportuale nel 2004, con un aeroporto e un traffico che oggi non esistono più. Nelle ultime settimane, apparentemente a causa di lavori di manutenzione) Focene vive sonni e decibel più “tranquilli”, proprio Focene dotata dell’unica stazione di monitoraggio funzionante.
Presso la scuola di Isola Sacra le ultime misure pubblicate mostravano superamenti costanti dei limiti comunali, fino a 13 decibel di giorno e 17 di notte. Non è dato sapere oggi quali sconfinamenti stiano sopportando gli studenti e gli abitanti di Isola Sacra in genere, che dichiarano via social una media di circa 90 voli l’ora.
In questo quadro, la promessa di un abbattimento del rumore “fino all’80%” appare ardua.. Rispetto a quale situazione di partenza? Misurata da chi, e con quali centraline, se quelle pubbliche sono spente? La quarta pista non nasce per ridurre il rumore ma per raddoppiare il traffico: spostare una parte dei voli dalla pista 1 non elimina l’impatto acustico, lo redistribuisce anche su nuove aree, a ridosso della Riserva Naturale del Litorale Romano, su scuole e abitato, con un numero complessivo di decolli e atterraggi destinato a crescere. Un’opera da miliardi che sposta (in parte) il problema, invece di risolverlo, è un’opera di cui il territorio non ha bisogno.
Ci chiedono di discutere di un aeroporto da 100 milioni di passeggeri quando non siamo nemmeno in grado di sapere quanto rumore e danni sulla salute produce quello attuale. Prima di qualsiasi nuova pista servono misure pubbliche, continue e verificabili.
Senza dati, il dibattito pubblico rischia di essere solo propaganda interessata.
Abbiamo deciso di rivolgerci direttamente al Comune di Fiumicino e ad Arpa per le loro rispettive competenze, chiedendo che, prima di qualsiasi decisione sul nuovo piano di sviluppo, si provveda con:
1. la riattivazione immediata delle centraline comunali e il potenziamento della rete pubblica, con dati consultabili in tempo reale;
2. una fotografia acustica certificata da Arpa Lazio dello stato attuale, base indispensabile per valutare qualsiasi promessa di riduzione;
3. l’aggiornamento della zonizzazione acustica aeroportuale, ferma al 2004;
4. la pubblicazione del piano di contenimento e abbattimento del rumore di Aeroporti di Roma e dei dati della sua rete di 16 centraline;
5. uno studio epidemiologico indipendente sulla popolazione esposta;
6. la sospensione dell’iter della quarta pista finché queste condizioni non saranno soddisfatte;
7. Le garanzie che il comune di Fiumicino sottoscrive e di cui assume a tutela della salute dei cittadini.
Progetto Civico Fiumicino

