Lo sviluppo dell’aeroporto di Fiumicino è un tema centrale nel dibattito politico attuale ed è sano e giusto un confronto sul tema. Diversi articoli di stampa dimenticano tuttavia il peso di una delle componenti fondamentali del dibattito: il futuro dei cittadini che sul territorio vivono e i comitati che ne raccolgono le istanze.
Sarebbe stato importante non limitare la partecipazione per non tradire “timore” delle obiezioni che avrebbero potuto essere utilmente sollevate e scarsa propensione nel rispondere alle domande più urgenti dei residenti: salute, ambiente, impatto sulla città, lavoro di qualità e alternative percorribili.
Abbiamo ascoltato con attenzione gli interventi proposti a Villa Guglielmi mercoledì pomeriggio e le risposte alle domande più puntuali riuscite ad approdare all’assemblea. È emerso che la sbandierata riduzione del “rumore” è in realtà solo uno spostamento (in parte) in altre zone e che il numero di movimenti lo renderebbe addirittura raddoppiato nelle zone interessate dai coni di volo. Un modo malcelato di alimentare conflitti e confusione tra le diverse località del comune.
È emerso che la compensazione ambientale è misurata in quantità e non in qualità di aree sottratte alla Riserva. È emerso che il progetto si sta sviluppando nonostante la presenza di “vincoli” che ad oggi non sono stati superati e non è detto che lo saranno, che non è stato avviato lo studio epidemiologico richiesto dalle opposizioni e votato nel consiglio comunale straordinario, studio che sarebbe stato propedeutico alla sicurezza sanitaria di un potenziale sviluppo. È emerso che non sono certi né recenti i dati sull’inquinamento atmosferico e acustico del territorio.
Erano assenti attori importanti come la Regione Lazio, il Comune di Roma, Enac ed Enav e rappresentanti di alcuni schieramenti politici. L’Enac soprattutto avrebbe dovuto pretendere con i nuovi investimenti un profondo e radicale miglioramento su quello che già esiste e che comincia pericolosamente a subire il peso degli anni. Non è un caso che Londra Heatrow, che ha 80 milioni di passeggeri all’anno, contando solo due piste, sviluppi il doppio dei passeggeri di Fiumicino. Si parla di obiettivi realizzabili, sempre che ci sia la volontà di perseguirli come già detto in passato.
Partecipare all’assemblea con dubbi legittimi ed uscirne con gli stessi immutati significa che chi porta avanti con tutti i mezzi il progetto, ne sta trascurando frettolosamente aspetti centrali e tutt’altro che marginali per il nostro futuro. Esprimere diffidenza e adoperarsi per tutelare gli interessi primari dei cittadini non significa essere “contrari a tutto” ne essere contrari allo sviluppo, significa piuttosto assumere con responsabilità un ruolo che la politica non dovrebbe mai perdere: analizzare ogni alternativa di crescita possibile in linea col bene comune e l’integrazione sana coi territori. Fiumicino non può accettare passivamente di essere terra di conquista a scapito della salute, dell’ambiente, dell’agricoltura e dei residenti.
Nel comparare Fiumicino con Londra Heathrow che con le sue due piste e un numero di movimenti più alto di Fiumicino e ha una domanda che non cresce si evidenzia il prezioso supporto degli scali minori che accolgono le low cost. Anche il nostro Piano Nazionale Aeroporti contempla l’ipotesi di un terzo scalo nel Lazio, che permetterebbe lo spostamento dei voli low cost da Fiumicino, favorendo un incremento qualitativo anziché quantitativo dello scalo.
Siamo assolutamente favorevoli a questa ipotesi e ad uno sviluppo dell’aeroporto di Fiumicino che punti invece sulla qualità, sull’innovazione, sulla ricerca dell’eccellenza vera di tutti i comparti, sulla modernità, sulla tutela e riconoscibilità ambientale, sull’alta professionalità e tutela del lavoro, sui collegamenti snelli e integrati con Roma e i territori circostanti e soprattutto sulla tutela e valorizzazione del contesto sociale in cui si inserisce.
Il tema della riduzione dell’impatto dell’overtuorism sulle grandi città passa anche per la capacità dei territori interessati di sostenere il peso dei volumi di traffico (si parla di 100mln di passeggeri e oltre 500mila mov/anno) e per l’ adeguata compensazione delle esternalità negative già prodotte, e attuali, restituendo alla città in termini di tutela della salute, servizi efficienti e vivibilità.
Non è assurdo chiedere un piano di sviluppo che permetta davvero all’aeroporto Leonardo Da Vinci di essere primo al mondo per la qualità degli investimenti e l’eccellenza dell’offerta, della sostenibilità ambientale e dell’integrazione positiva con la città, ma un piano da sviluppare nell’attuale sedime previa verifica di impatto sanitario e ambientale e dietro impegno alla tutela della qualità della vita dei residenti.
Le argomentazioni finora prodotte da Adr, parti politiche presenti, e comitati “pro quarta pista” ci appaiono invece inconsistenti e del tutto insufficienti a giustificare il sacrificio della riserva e delle sue ricchezze naturalistiche. Seguiremo con scrupolosa attenzione le prossime assemblee auspicando che siano più aperte alla presenza e alle istanze di una città che deve poter decidere in autonomia del proprio futuro, con consapevolezza ed elementi oggettivi e nella consapevolezza del grande valore economico e sociale dell’aeroporto “Da Vinci” per il territorio, confidiamo nella disponibilità ad un incontro con ADR in cui mettere a confronto gli aspetti evidenziati e valutare tutte le ipotesi possibili per una crescita integrata, rispettosa e consapevole dello scalo e del contesto sociale di cui è parte integrante.
Progetto Civico Italia Fiumicino

